“I care”, un modo nuovo di prendersi cura dell’altro

 

 

A Termoli, nella cornice dell’antico borgo marinaro di epoca medievale, si è tenuto il residenziale d’autunno della Scuola Italiana di Counseling Motivazionale – sede di Campobasso, sul tema

“Ascolto, contatto, relazione: -I care-, un modo nuovo di prendersi cura dell’altro.

Il prendersi cura che si realizza attraverso l’essere presente ,  l’essere accanto alla persona in condizione di bisogno, che diventa processo  volto al cambiamento, in cui diviene determinante la competenza del counselor che si realizza nella relazione.

Il quadro di riferimento è il concetto di salute come definito dall’OMS: “Completo stato di benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattie e di infermità” e mette al centro la persona nella sua interezza e complessità.

L’approccio teorico si avvale delle moderne ricerche neuroscientifiche e delle evidenze sempre più decise della relazione tra corpo e mente in un individuo.

Gli studi relativi all’applicazione di approcci di “anatomia esperienziale” e di “integrazione neurale” come il “Body-Mind Centering” e il “Mindsight”, accreditati a livello internazionale, dimostrano che causa di squilibrio nella condizione di salute, sono i blocchi che a diversi livelli della persona, possono impedire all’energia vitale di seguire la sua spinta potenziale di espressione.

Tali blocchi possono manifestarsi  in forme diverse e il processo della “cura” passa essenzialmente nella dinamica relazionale, nell’esercizio della presenza e nel percorso che conduce dalla conoscenza alla consapevolezza e all’integrazione, per evolvere nel cambiamento.

L’esercizio della presenza porta la persona accanto alla persona e, a prescindere dalle diverse caratteristiche, i due individui arrivano nella dinamica con il loro corpo.

Tale constatazione mette in luce una particolare evidenza: la relazione che passa attraverso il corpo, si realizza prima che i due soggetti accedano alla piena consapevolezza.

Pertanto, la conoscenza delle dinamiche corporee, da parte di un counselor, può facilitarlo nel processo di aiuto e nel percorso di “presenza sensiente”, che consente all’altro di “sentirsi sentito” e dunque di divenire il piano di espressione della potenzialità interna, verso la libertà di essere.

“…non abbiamo forse tutti cuori che battono, nervi che sentono, viscere che colorano i nostri istinti? Muscoli capaci di allungarsi come di accorciarsi, che amano lavorare in sinergia e sintonia? Riflessi che ci fanno volare, volteggiare, prendere e lasciare? Sangue arterioso che pulsa, venoso che ondula, liquor che irrora? Non siamo forse tutti frutto di un percorso mozzafiato, che ha richiesto milioni di anni di evoluzione per addivenire ai bipedi umani più o meno pensanti che siamo?

Questa conoscenza, moltiplicata per ciascun miliardo delle cellule che ci compongono, declinata per ognuno degli innumerevoli organuli che abbiamo guadagnato con avventurose simbiosi, fatta scorrere per i circuiti di un sistema nervoso la cui complessità rivaleggia con quella dell’Universo intero, potrà fare da cura alla reciproca, collettiva incuria? Riusciremo a fondare la nostra identità di esseri umani sul vasto terreno di ciò che è identico, in modo che le singole radici si abbeverino e nutrano, e le differenze fioriscano? Solo immaginarlo, qui ed ora, mi fa respirare meglio.” (Piera Nina Teatini, nella nota  al testo cardine del Body-Mind Centering “Sensazione, Emozione, Azione”)